Le sensazioni degli addetti ai lavori erano chiare. Ma le elaborazioni del Market Insights di Lineapelle danno la misura economica al fenomeno globale: il 2024 è stato negativo sia dal punto di vista dell’export che del fatturato. Sia per l’industria italiana della pelle che, magra consolazione, per quella internazionale. Certo, a proposito di scenari internazionali è chiaro che molta influenza negativa sia arrivata dalle tenzioni geopolitiche. Ma “se sul piano politico mondiale sono recentemente emersi segnali di possibili distensioni dei conflitti in corso – chiosa il documento –, le prospettive commerciali appaiono ancora difficoltose e incerte”.
Il 2024 è stato negativo
Guardando al bilancio annuale dalla prospettiva della concia italiana, sulla base dei dati ISTAT relativi agli 11 mesi dell’anno l’ufficio economico di Lineapelle stima che il 2024 si sia chiuso “con un ribasso annuale complessivo del 4,3% in termini di fatturato e del 7,6% nei volumi di produzione”. In attesa dei dati di dicembre, si prospetta “il secondo anno consecutivo di cali generali per il settore, frutto di una persistente sofferenza generalizzata delle filiere moda, arredo e automotive”. Nello stesso periodo perde il 3% anche il fatturato estero. Nel caso dell’export il Market Insight nota andamenti molto diversi tra le destinazioni. Alcune sono in crescita, come “Spagna (+11%), Vietnam (+23%) e Germania (+6%)”. Altre sono stabili, come “Francia, Cina (inclusa Hong Kong) e Corea del Sud”. Altere, infine, sono in leggero o severo calo, come “USA (-4%), Regno Unito (-4%) e Portogallo (-6%)”.
Negatività diffusa
Il bilancio non sorride neanche alle filiere estere, dicevamo. “Per le pelli bovine i risultati di vendita sono in calo in tutti i principali Paesi produttori, sia in Europa, che in Asia e Sudamerica – riporta il Market Insight –. L’unica parziale eccezione è il Brasile, che mostra un export in valore sostanzialmente invariato”. Qualcosa di meglio si vede nelle pelli ovicaprine. “Spagna e Francia sono le uniche a mostrare meno difficoltà rispetto agli altri player – conclude il report –, con qualche segnale di leggera ripresa negli ultimi mesi dell’anno da parte di India, Pakistan e Turchia”.
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