Con un Decreto datato 7 marzo 2025, la Regione Veneto sgombra il campo da un problema di “riconoscimento” dei rifili di pelle finita. Era una questione aperta da tempo e connotata da alcuni elementi legali molto sensibili. Ora, però, c’è la certezza di non poter più cadere in alcun fraintendimento. I rifili di pelle finita, fatta salva una serie di requisiti che devono rispettare, non sono più considerati come rifiuti, ma riconosciuti come sottoprodotti.
Sono sottoprodotti, non rifiuti
Il Decreto è stato presentato oggi, 27 marzo, a Palazzo Bonin Longare di Vicenza. “Si tratta – commenta Mirko Balsemin, presidente della Sezione Concia di Confindustria Vicenza – di un risultato molto significativo. Dimostra la ns capacità di operare in modo costruttivo sul territorio verso un modello più circolare per l’intera filiera”. Non solo. È, anche, “”un provvedimento – fa eco Vittorio Margoni, Responsabile Area Ambiente e Sicurezza di Confindustria Vicenza – che va in una direzione diversa rispetto panorama normativo attuale. Il quale non è mai abbastanza efficace nel riconoscere l’efficienza del nostro settore”. Conclude Matteo Macilotti, direttore del Distretto Veneto della Pelle: “Stiamo togliendo rifiuti alle discariche. Il Tavolo della Regione Veneto ha rivolto la sua prima attenzione al nostro settore”.
L’iter
Per arrivare al Decreto che riconosce che i rifili di pelle finita sono sottoprodotti e non rifiuti, è stato necessario un percorso approfondito e ragionato. La base di discussione è stata l’apertura in sede regionale del Tavolo dei Sottoprodotti. Attorno a questo tavolo tecnico si sono seduti Confindustria Vicenza, UNIC – Concerie Italiane, Distretto Veneto della Pelle e alcune aziende della filiera della pelle. Ne è nato un protocollo che contiene una serie di prassi da seguire per fare in modo che i rifili di pelle finita di conceria possano ottenere lo status di sottoprodotto.
I requisiti
Il Decreto si pone come un esempio normativo apripista sull’argomento e stabilisce alcuni requisiti vincolanti affinché questo riconoscimento sia possibile. Nel elenchiamo alcuni. Per esempio, la loro “composizione chimica e le loro caratteristiche chimico-fisiche devono essere le medesime della pelle finita da cui sono generati”. Oppure: “Devono essere suddivisi ed etichettati in modo differente da come vengono etichettati i rifili destinati a rifiuto” e “devono essere identificati con la dicitura sottoprodotto in ogni fase della filiera”. Molto importante è il fattore dimensionale: “Devono avere una superficie minima di 20 centimetri quadrati e immagazzinati per un massimo di 12 mesi dalla data di produzione”. Nota bene: per ottenere il riconoscimento dei propri rifili, una conceria deve semplicemente iscriversi a un portale dedicato della Regione Veneto.
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