Il primo verdetto è che il weekend è il momento elettivo per lo shopping: quindi è meglio che il governo accantoni la proposta di imporre a tutti la chiusura domenicale. Il secondo verdetto è che 60 giorni di programmazione sono troppi: la parabola dei consumi dimostra che in Italia gli opportunisti della scontistica approfittano dei saldi nella prima settimana, per poi affievolire la spesa in quelle successive. È il bilancio che le associazioni di categoria fanno dei saldi invernali 2019, ancora in corso. “Lo scontrino medio è di 108 euro: un valore abbastanza elevato – commenta con il Sole 24 Ore Renato Borghi, presidente di Federmoda Confcommercio –. Segno che le famiglie aspettano i saldi per le spese di maggior importo. Vuol dire che a Natale si comprano gli accessori, soprattutto come regalo, con i saldi si approfitta per gli acquisti di maggior peso”. Ancora con il Sole Mario Resca, presidente di Confimprese, analizza come gli italiani calendarizzino il proprio shopping: “Come previsto i saldi di gennaio sono una delusione – nota –, salvo i primi 4 giorni, con il weekend del 5 e 6 gennaio, che hanno fatto registrare una crescita del 6,3%. Ma la seconda e terza settimana con calo nell’ordine del 4%, con alcuni settori, come abbigliamento e accessori, del 10%”. Se il trend suggerisce la necessità di abbreviare il periodo di saldi, in modo da avvicinarli a tendenze di consumo rapido come il Black Friday, Resca osserva anche come nel weekend si facciano “il 51,6% delle compere”, al punto che per il retail vale il “45% del bilancio settimanale”. L’idea del ritorno alla chiusura domenicale, allora, rappresenta “uno scenario anacronistico”, sentenzia il presidente di Confimprese.
I saldi in Italia? Partiti bene, finiti presto. Il retail avverte: “Nel weekend il 45% del fatturato: il Governo non faccia scherzi”
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